Cremonesi, invece di stare in coda per firmare la richiesta di un referendum che non si farà, andate al mare.
Con il referendum proposto da Unione Popolare per abbassare le
indennità dei parlamentari si è toccato l'apice del qualunquismo che
caratterizza la ventata di antipolitica che pare abbia invaso il Paese.
I socialisti concordano sul fatto che debbano essere estirpati quei
privilegi che hanno reso tanto odiosa la classe politica, ma ritengono
il mezzo referendario una enorme bufala.
Le firme che i contribuenti stanno apponendo non serviranno ad
indire nessun referendum, poiché la Legge 352/70 impone che le firme
necessarie vengano depositate almeno un anno prima delle elezioni
politiche o almeno sei mesi dopo le stesse.
Finendo la legislatura nell'aprile prossimo, le firme saranno
inutilmente depositate, se non per rimpinguare le tasche di chi ha
indetto il referendum stesso; infatti forse i cittadini non sanno che se
anche il referendum non si farà (e questa è cosa certa) il movimento
che lo ha indetto percepirà un contributo di 0,52 centesimi per ogni
firma depositata, e le firme saranno ben più di 500.000 visto
l'andazzo.
Il risultato di tanto caos estivo sul referendum taglia casta sarà
pertanto che la fantomatica Unione Popolare depositerà le firme
ritenendole legittimamente raccolte, il referndum non si farà, e
intascherà tra il lusco ed il brusco almeno 250.000 euro alla faccia
degli sprechi.
Cari cremonesi, non seguite le sirene mistificatrici di una società
troppo spesso incivile, capisco sia difficile crederci, ma la Politica,
rinnovata nei suoi equilibri di coalizione, sarà la sola in grado di
riformarsi razionalmente. Almeno me lo auguro!
Paolo Carletti PSI Cremona
